Nelle Upanisad, nelle Bhairava tantra e nel Tantrasadbahava si racconta questa leggenda:
“Nello stato di pienezza e di completezza Shiva (il Signore) e Shakti vivevano in un amplesso beatifico, uniti da un Amore senza limiti.
Ad un certo punto questo amplesso venne interrotto e Shakti cadde. Precipitò da un livello vibrazionale a quello sottostante fino ad arrivare alla base dove c’è la materia.”
La Kundalini rappresenta appunto la coscienza separata dal Divino e si trova all’interno della materia, quindi nel corpo fisico, ed è una sorta di coscienza dimezzata.
Nella pratica dello yoga si dice che lo scopo è risvegliare Kundalini nell’essere umano e farla risalire. Il fine di questa pratica è quindi riprendere consapevolezza dei limiti della nostra coscienza che derivano dalla separazione con l’Uno. Si cerca perciò di risalire i vari livelli che abbiamo perso cadendo, riportando così la coscienza separata all’unione con il Sè Superiore dopo aver arricchito l’esperienza attraverso il “ciclo dell’attraversamento della materia” che avviene con
l’incarnazione.

Ma come si risale?
Nella tradizione yogica la kundalini è rappresentata da due canali energetici, Ida e Pingala, rispettivamente di segno + e di segno – : il polo positivo è maschile mentre il polo negativo rappresenta il femminile.
La risalita di kundalini avviene lungo sushumna, il canale centrale, quando la polarità maschile e quella femminile sono equilibrate: il polo + è emissivo mentre il polo – è ricettivo, proprio come avviene nella corrente elettrica.
Polarizzare la parte maschile e quella femminile significa dunque avere un equilibrio negli atteggiamenti del dare e del ricevere in tutti i livelli di coscienza (chakra).
La Kundalini, presente in forma quiescente in ogni essere umano, giace simbolicamente addormentata a forma di serpente alla base della colonna vertebrale. Finché essa riposa inerte in noi, corrisponde alle nostre energie inconsce, oscure, velenose e malefiche. Inversamente, queste stesse energie, risvegliate e dominate diventano positive e ci conferiscono potenza perché, come spesso avviene nella mitologia, le cose pericolose, quando conosciute, perdono la loro peculiarità negativa per svelarne un’altra opposta e benefica.
Questo simbolismo del serpente come energia Divina trova analogia in quello ravvisato nell’analisi di Carl Gustav Jung a proposito dell’energia psichica, ovvero la libido.
Troviamo inoltre altre simbologie legate al serpente fin dall’antichità, quando esso era considerato un simbolo di trasformazione grazie alla sua capacità di mutare la pelle: è stato infatti per questo associato spesso al benessere fisico, spirituale e all’illuminazione.